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Ennio Cavalli Tu

Quando apparisti tu si equilibrarono le gomme
in tutte le officine.
Ci fu un lampo di silenzio e poi un minuto di trambusto.
Dal letto dei fiumi si alzarono vassoi di frescura.
Le altre sentirono una mano sui fianchi
e vennero trascinate lontano.
Sulla terra piovvero rossetti, uncinetti
pagine gialle e rogiti,
Ennio-Cavalli-Quando-apparisti-tututti furono istruiti sul da farsi
e il da farsi era già fatto.
Un pirata nella taverna sul porto
fatturò l’abbandono della schiava storpia,
ma la schiava era già in fuga, coperta
da due gambe perfette e dal titolo di principessa.
Un sesterzio di Napoleone
e un marengo di Giulio Cesare
si fusero in luccichii da collezione.
Quando apparisti tu la Borsa toreò
nell’arena del lucro e non ci fu chi perse.
Lo scricciolo aveva pronti sei nidi,
la femmina scelse il più esatto.
I giudici rientrarono in aula
con sentenze caritatevoli
e le arance incartarono di arancione
i sentieri dell’anno.
Da quando non ci sei,
un vento tra le righe soffia fuoco.

 

Letto da Arnoldo Foà

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